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Carriole, macerie e conflitto

Gli aquilani adesso lo sanno. Dopo mesi di repressione e contenimento adesso la popolazione sta prendendo fiducia in sè stessa e sa che le barriere e i divieti che gli sono stati imposti e che gli hanno tolto la propria città e la propria libertà ad autodeterminarsi possono e devono essere infranti. Gli aquilani adesso sanno applicare disobbedienza civile. Ogni domenica infatti ad infrangere la zona rossa confrontandosi con esercito, polizia e carabinieri ci sono facce nuove. Persone che magari la domenica prima hanno visto cosa è successo solo in televisione e che la settimana successiva sono in prima linea a riprendersi la propria città.
Quei corpi a cui è stata imposta una ferrea disciplina e ai quali è stato imposto il contenimento nei recinti dei campi tenda, spostati come pacchi e confinati negli alberghi della costa. Resi passivi e a cui dare solo da bere e da mangiare. Corpi a cui vietare di muoversi liberamente e che adesso hanno conquistato la libertà di cooperare e mettersi a disposizione.
Si quella del popolo della carriole due settimane fa è stata giustamente chiamata “rivolta”. Definizione giusta perché ben esprime la forza di queste domeniche per reagire all’ennesimo divieto. Una forza direttamente proporzionale a quella utilizzata così professionalmente dopo il 6 Aprile nel comandare e controllare l’intera popolazione. Che ha intercettato e distrutto chirurgicamente ogni formazione spontanea di pratiche di solidarietà e mutuo soccorso. “Rivolta” perché ad una tale repressione si può rispondere solo con una rivolta. Solo quella è possibile.
Si sono diffuse voci e notizie durante questi lunghi mesi, di persone che accaparravano per se stesse più aiuti del necessario. Voci che si diffondevano e attecchivano velocemente sui terremotati distogliendoli su problemi più concreti e reali. Tacitamente è stata data un immagine negativa dell’essere umano che dopo la catastrofe – e col crollo in primis materiale delle normali sedi istituzionali che governano una città – reagiva pensando solo a stesso. Questo stereotipo perpetrato per mesi per promuovere disgregazione sociale e quindi il bisogno indotto di maggiore protezione, controllo e divisioni, è in netto contrasto con quello che gli aquilani nelle ultime domeniche stanno dimostrando.
Braccia che cooperano, si aiutano, lavorano insieme. Un unità che per la stessa dialettica citata prima torna più forte che mai dopo tanta disgregazione. Una condivisione effettivamente impensabile prima del terremoto. Sono molti a L’Aquila a dire che una cosa così non l’avevano mai vista e mai avrebbero pensata di vederla, soprattutto a L’Aquila. La città di Santa Agnese, delle malelingue, dei castelli e della sfiducia nel prossimo.
Questa è la ricostruzione sociale. Va di pari passo col fare qualcosa di concreto per ricostruire la propria città e la propria identità sociale. Passandosi un secchio, rincontrandosi nel posto dove ci si era lasciati prima dell’inizio di questa triste storia.
Sui cumuli di macerie ci è capitato di rincontrare vecchi amici che non vedevamo da anni. Condividere con loro la fatica e ritrovare quel calore che solo situazioni del genere possono sviluppare.
Tutto ciò va inevitabilmente contro le logiche della ricostruzione capitalista. Si contrappone ai grossi affari che avvengono tra chi detiene il potere e le lobby a cui è stato promesso un posto nel miracolo della costruzione più selvaggia, insensata e veloce che la storia contemporanea di questo paese ricordi: il piano c.a.s.e. Mentre si sorseggiano caffè, si consumano cene e pranzi, si offrono massaggi e corpi. In una storia tutta italiana.
No, vedere il popolo che coopera togliendosi da solo le macerie, formando catene umane lunghe quasi un Km, non è qualcosa da capitalismo di inizio millennio. Anzi è qualcosa che per quel sistema non dovrebbe neanche vedersi perché potrebbe dimostrare che le forze che vengono dal basso oltre ad essere pulite sono funzionanti e funzionali. Per questo ci sono le barriere a tentare di impedirlo.
Proprio perché nessuna ha la bacchetta magica nessun aquilano si è mai aspettato di poter rivedere la sua città da un giorno all’altro com’era prima.
Ma la nostra città è ancora lì, sofferente. E noi gente che vive questo territorio che siamo la città, siamo ancora quasi tutti qui. Anche se ce la ridessero bellissima com’era tenendoci lontano per dieci anni non avrebbe senso. Forse ci adatteremmo a vivere altrimenti, formando altre “città”, e non ci torneremmo perché ci sembrerebbe di stare in un museo. E’ importante allora, senza nessuna bacchetta magica come ci dicono, il “come” ricostruirla questa città, perché – se giustamente coinvolti – mentre la ricostruiamo la stiamo già vivendo, senza posticipare teleologicamente a nessun momento futuro il giorno impossibile del “come una volta”, senza mai smetterla di viverla sapendo che niente sarà esattamente come prima. Indietro non si torna.
Quando pochi giorni dopo il 6 Aprile era già purtroppo chiara quale fosse la politica sottostante la gestione dell’emergenza scelta da governo e vaticano, avallata dall’”opposizione” e messa in atto dalla protezione civile ci siamo ritrovati sotto il nome comitato 3e32 sulla base di una scommessa:
Che questa città si sarebbe rialzata a partire dalle proprie forze , ricostruendo dal basso. Lavorando in tal senso e cercando di dare il nostro contributo affinché tale processo si innescasse, nonostante quasi tutto intorno a noi sembrava andasse nel verso sbagliato.
Dopo la giornata delle carriole crediamo che si siano messe finalmente le basi per vincere questa scommessa che sembrava impossibile. Gli aquilani (intesi come tutti quelli che vivono questo territorio come ad es. gli studenti fuori sede) stanno iniziando a riprendersi la propria dignità. Non quella “dignità” fatta di silenzio e obbedienza che ci hanno appiccicato all’indomani del sisma, ma la dignità di essere liberi di ricostruirsi.
Chi questa scommessa non l’ha invece voluta proprio fare è stato proprio il primo cittadino Massimo Cialente (su Chiodi pronunciarsi sarebbe scontato). Cialente è reo di non aver avuto fiducia sulle capacità e l’intelligenza della propria popolazione, avallando la gestione dell’emergenza di Berlusconi e Bertolaso per filo e per segno e mettendosi allo stesso livello di tanti politici locali che nel tempo hanno svenduto la nostra terra.
Quindi Cialente non puo essere al contempo l’alleato dei cittadini arrabbiati e l’artefice deliberato della loro disfatta.
Dopo il sisma che a fine anni 70’ li colpì i friulani nutrivano a quel tempo sfiducia nelle istituzioni, ma avevano al contempo fiducia nelle loro capacità e nella loro forza collettiva. A L’Aquila non abbiamo fiducia nelle istituzioni, ma finora non avevamo avuto fiducia nemmeno in noi stessi e questa è stata una delle ragioni del successo della Protezione Civile. Istituzione apparentemente non collusa con il Potere Politico, arrivata a colmare il vuoto di speranza e la paura degli aquilani di non sapere far fronte all’opera della ricostruzione. Ora che la Protezione Civile si trova discreditata agli occhi del pubblico è giunto il momento di aprire gli occhi anche sull’operato degli amministatori locali.
Cialente ha delle precise responsabilità nella realizzazione del piano case e quindi del soggiorno prolungato nelle tende; del mancato sgombero delle macerie; della lettera-foglio di via scritta a quattro mani con Bertolaso a novembre per convincere gli aquilani ad andar via dalla propria città; del tentativo di fare affari con i privati, per comprare le case su ruota; dell’ordine di chiudere il centro storico alla vigilia della manifestazione che voleva giungere a piazza palazzo.
Massimo Cialente è stato finalmente commissariato domenica 28 Febbraio dalla sua stessa popolazione che lo ha lasciato ai 4 cantoni a rilasciare interviste nella sua solitudine (o peggio ancora con le sue cattive compagnie).
Cialente non deve solo scegliere da che parte stare, ma deve scusarsi pubblicamente se vuole ottenere di nuovo la fiducia degli aquilani, se non lo fa non deve essere il benvenuto nelle manifestazioni di piazza e nelle assemblee pubbliche.
Finché ci saranno commissari siamo tutti primi cittadini. Fino a quando non si capirà che “l’unica grande opera è ricostruire L’Aquila dal basso” siamo lieti di perpetrare la cosiddetta “rivolta” delle carriole.
Read More-->Domani tornano le carriole
Appuntamento ore 9.30 Piazza Duomo.
Porta guanti, “callarella”, caschetto e carriola.
Io il lavoro non lo lasciamo a metà
Domenica 7 marzo Libero Piazza Palazzo dalle macerie.
PRESIDIO DELLA MEMORIA 6 marzo 2010
L’Italia è un Paese che scava i cadaveri dei suoi ragazzi; l’Italia è un Paese che potrebbe segnare le sue tragedie sul calendario: le conosce prima, le provoca, le aspetta. Terremoti, alluvioni, morti sul
lavoro. Sono scene che si ripetono e nessuno le impara. Poi arrivano i Vigili del Fuoco che scavano, che cercano battiti di vita, e raccolgono corpi straziati. E’ accaduto a L’Aquila, dove la natura per
mesi ha lanciato l’allarme, allarme ignorato dalla Commissione Grandi Rischi; dove uno studio di Abruzzo Engeenering indicava edifici pubblici e scolastici esposti a gravi criticità in caso di sisma e che sono crollati. E’ accaduto a Giambilieri, dove la montagna già nel 2007 veniva giù a fette. E’ accaduto in numerosi “altrove”. E il dolore, il lutto, la devastazione sono diventati spesso occasione di lucro, come testimonia l’agghiacciante intercettazione di due squallidi imprenditore nella notte del sisma dell’Aquila.
L’Italia è un Paese che salva le grandi imprese e manda a morire gli operai e ipocritamente usa il termine “morti bianche”, mentre la parola esatta è “omicidi sul lavoro”.
L’Italia è un paese che lascia soli coloro che lottano contro la mafia, magistrati e cittadini.
Mobilitiamoci
Il nuovo assalto da parte del governo ai principi di legalità e alla giustizia non può vederci testimoni immobili e dunque complici. Ancora una volta il potere politico viene usato per tutelare posizioni
processuali personali: un esempio per tutti: il ddl sul processo breve che rappresenterebbe una mannaia sui crolli assassini dell’Aquila (Casa dello Studente, Convitto Nazionale e numerosi edifici privati che hanno sepolto madri, padri, figli e decine e decine di studenti) e una amnistia generalizzata per tutti gli infortuni mortali avvenuti sul posto di lavoro.
E’ necessaria, oggi, una forte risposta democratica. Per questo invitiamo le cittadine e i cittadini a mobilitarsi in difesa della Costituzione e della Giustizia.
Davanti a noi c’è solo una scelta: tacere per stanchezza o mettere una volta ancora le nostre energie al servizio della democrazia e dello spirito delle leggi poiché vivere di legalità fa bene.
Read More-->Carriole e Partecipazione
Una giornata straordinaria quella di domenica 28 febbraio, qui a L’Aquila.
6000 persone o forse di più.
Che hanno stretto in un forte abbraccio la nostra città martoriata prima dal terremoto e poi da una gestione dell’emergenza scellerata e dall’incuria, dall’abbandono.
Gli aquilani hanno dimostrato tante cose in poche ore.
Hanno mostrato, per l’ennesima volta, al mondo le condizioni in cui versano i centri storici dell’aquilano.
Hanno gridato con forza e determinazione che non basta dare un tetto sulla testa alla metà della popolazione sfollata per sbandierare che l’emergenza è stata gestita bene.
Hanno dimostrato di saper reagire, di sapersi riappropriare della loro città.
Hanno denunciato che le 4,5 milioni di tonnellate di macerie che giacciono lì esattamente dove sono cadute il 6 aprile 2009 stanno soffocando non solo i centri storici ma anche le loro vite.
Hanno fatto proposte sulla gestione della macerie. Affermando che non servono leggi speciali o le ennesime deroghe alla normativa per gestire le macerie.
Hanno lavorato per la selezione dei materiali. E si sono pure accorti che quello che non è riciclabile o riusabile è poco, pochissimo. Con le loro mani, le pale, le carriole hanno scavato e portato alla luce materiali che da subito possono essere usati per la ricostruzione e il resto può e deve essere riciclato.
Hanno anche detto, forzando il blocco della zona rossa, imposto dal Sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, che nessuna piazza dell’Aquila ne’ dei borghi, è in sicurezza nonostante l’ingente quantità di soldi buttati per puntellamenti a volte inutili, a volte fatti male, a volte dannosi.
Hanno chiesto, sperimentandola, partecipazione reale.
Ma sopratutto si sono riabbracciati.
Hanno unito braccia e cuori.
Si sono passati macerie di mano in mano.
Si sono riscoperti comunità.
Dopo le divisioni, i forzati esili, la disgregazione sociale.
Grazie a tutti
e ci rivediamo tutti
mercoledì alle 18 in Piazza Duomo per programmare insieme la prossima iniziativa di domenica
sabato 6 marzo al Presidio della Memoria, per non dimenticare, per chiedere giustizia
comitato 3e32
Di seguito la lettera inviata dai cittadini alle istituzioni:
Egregi signor Ministro Prestigiacomo, Commissario Chiodi e vice Commissario Cialente, oggi tutti gli aquilani hanno visto con i propri occhi di cosa sono fatte le loro macerie, in particolare della loro piazza del Municipio, ovvero Piazza Palazzo. In due ore sono stati smistati in loco moltissimi materiali, nell’ordine:
• Coppi e mattoni
• Pietre integre che ci torneranno utili per la ricostruzione vera e propria
• inerti (intesi come foratini, cemento, sterro ecc.) che sappiamo possono essere riutilizzati per mescole varie
• ferro
• legno
• carta
• plastica
• vetro
• strumentazioni elettriche varie che possono essere riciclate come la normativa prevede
• materiale non differenziabile
Non pensiamo che sia utile per la nostra città portare queste macerie lontano.
La città ha bisogno delle sue pietre che solo in loco possono essere selezionate per poi poterle riutilizzare.
Pensiamo sia opportuno sostenere un progetto locale di trattamento macerie con il quale si possa procedere piazza per piazza, strada per strada, paese per paese, allo smistamento dei materiali in presenza di esperti locali . Solo così si potrà avere un ritorno dei materiali immediatamente riutilizzabili, lasciando poi alla piattaforma di smistamento il compito di differenziare tutti gli altri materiali.
I costi di questa operazione che prevede, oltre alla realizzazione di nuove piattaforme, anche la creazione di posti di lavoro, non saranno sicuramente superiori al costo del carico delle macerie su camion e al loro trasporto in luoghi lontani. Inoltre i materiali immediatamente riutilizzabili e la vendita dei materiali da riciclare ricompenserebbero nel tempo l’investimento.
Ci rendiamo fin da ora disponibili alla preparazione di un progetto reale da sottoporre alla vostra attenzione per l’approvazione e il successivo finanziamento.
Restando a vostra diposizione
Inviamo distinti saluti
I cittadini aquilani
Video edimmagini della giornata:
Read More-->Pescomaggiore: una utopia che diventa realtà
Sabato 27 febbraio a 15 km da L’Aquila, nello splendido borgo di Pescomaggiore, ha visto la luce una piccola utopia.
Il sogno di poter autocostruire un piccolo eco villaggio per contribuire a risolvere, nel piccolo e dal basso, l’emergenza abitativa post-terremoto e contemporaneamente provare a costruire futuro.
Un futuro che non può prescindere dalle peculiarità del nostro, bellissimo, territorio, che può non distruggere ciò che di prezioso ancora abbiamo.
E’ che deve essere partecipato dalla popolazione che, e lo ha dimostrato, può autodeterminarsi.
E’ un piccolo primo passo.
Ne mancano tanti ancora.
Pescomaggiore ha ancora bisogno degli sforzi di tutti.
Sono state inaugurate due case e la prima famiglia è entrata in questa casa accogliente che sa di amore e fatica collettiva.
Ma tanto c’e’ ancora da fare.
Per sostenere il progetto di EVA: Eco Villaggio Autocostruito a Pescomaggiore:
IBAN: IT 87 S 05748 15404 100000008397
Foto della giornata di inaugurazione:
Read More-->L’Aquila Anno1: SPAZI APERTI per una AGENDA AQUILANA
La ricostruzione è riuscita lì dove la popolazione ha partecipato.
Gli aquilani da 11 mesi lo stanno dicendo in tutti i modi.
Con manifestazioni, azioni, assemblee cittadine, proposte di regolamenti per la partecipazione, proposte di linee guida per la ricostruzione.
Ad oggi però ancora non c’è un luogo dove ritrovarsi, conoscersi, discutere della città, della ricostruzione e delle sue priorità.
Le istituzioni nulla hanno fatto per aprire luoghi e spazi per la partecipazione cittadina.
E allora, mentre si attende che le istituzioni prendano in considerazione le proposte e gli appelli lanciati, la popolazione si organizza.
Ed uno spazio se lo prende.
Uno spazio aperto in cui, finalmente, incontrarsi e discutere.
Una giornata, il 21 marzo, un bel modo per iniziare la primavera, una Primavera Aquilana.
Un luogo, che è un simbolo: l’Università dell’Aquila, l’atrio della facoltà di Scienze a Coppito.
Un metodo che permette a tutti di parlare ed ascoltare: il Semi Open Space.
Tre i temi, su cui portare proposte, idee, priorità:
La ricostruzione del tessuto urbano
La ricostruzione del tessuto economico
La ricostruzione del tessuto sociale
Oggi più che mai c’è bisogno delle idee e delle voci di tutti.
Qui il volantino che racconta la giornata:
Read More-->Inaugurazione delle prime case. Eco Villaggio Autocostruito Pescomaggiore
L’inaugurazione delle prime due case di paglia come sapete è sabato 27 febbraio, dalle ore 10 in poi…
Serve assolutamente:
avvisare se si vuole pernottare (scrivendo tempestivamente una mail a questo indirizzo) in modo da organizzare i posti disponibili.
bancadeltempo@aiutodalcielo.org
Al seguente link si può verificare la disponibilità di una qualche forma di giaciglio ove sdraiarsi per la notte.
http://spreadsheets.google.com/pub?key=tw21zjMnvFDQo8Lv-4czBOQ&single=true&gid=0&output=html
- portare saccappelo e materassino, ed anche piatto, bicchiere e posate per non usare plastica.
Read More-->
Se vi va potete venire a Pescomaggiore anche prima (giovedì? venerdi?) per aiutare con i lavori al cantiere (tanti lavori da terminare nelle casette + sistemare/allestire per l’inaugurazione).
- Per i volontari: se invitate dieci persone che vogliono restare a
dormire avvisate pure che sarebbe meglio provvedere autonomamente al pernottamento, perchè difficilmente riusciremo noi a trovarne altri.
A presto, buon viaggio, grazie di tutto!






